L’intelligenza artificiale (AI) supera gli esseri umani in alcuni compiti, ma non in tutti. Le sue prestazioni sono migliori in attività come la classificazione delle immagini, il riconoscimento visivo e la capacità di comprendere e parlare molte lingue differenti. Tuttavia, l’AI resta indietro sui ragionamenti matematici complessi, il ragionamento di buon senso e la pianificazione.
Ma i due mondi, umano e artificiale, non vanno visti come contrapposti, bensì come due grandi risorse e potenzialità che possono dare i frutti migliori proprio lavorando insieme.
«La collaborazione tra l’uomo e l’intelligenza artificiale, nota anche come Human-AI Teaming, rappresenta un passaggio fondamentale, che punta a sfruttare le capacità complementari di entrambe le parti per raggiungere risultati superiori rispetto a quelli ottenibili singolarmente» dice Emanuele Frontoni, Professore Ordinario di Informatica all’Università di Macerata e co-director del VRAI Lab sull’innovazione, di recente autore di AI, Ultima frontiera, edito da ROI Edizioni.
In cosa consiste questa collaborazione?
«Questo approccio si basa sul concetto di sinergia cognitiva. In pratica, le abilità analitiche, la capacità di elaborazione dati e l’apprendimento rapido dei sistemi AI si combinano con l’intelligenza emotiva, la creatività e il pensiero critico umano».
Uomo e AI, i vantaggi di collaborare
Per fare cosa?
«La collaborazione tra uomo e intelligenza artificiale si manifesta in diverse forme, tra cui i sistemi di supporto decisionale, gli assistenti virtuali evoluti e le piattaforme di co-creazione, che stanno ridefinendo i processi lavorativi in numerosi settori, dalla sanità alla finanza, dall’industria manifatturiera alla ricerca scientifica».
Cos’è importante per il successo di questo percorso?
«La consapevolezza delle prospettive e l’accettazione della tecnologia AI da parte degli utenti umani giocano un ruolo cruciale. Fattori come la trasparenza algoritmica, la spiegabilità delle decisioni AI e la percezione di controllo da parte dell’uomo influenzano molto il livello di fiducia e, di conseguenza, l’efficacia della collaborazione. In quest’ottica, le organizzazioni stanno implementando strategie di change management e programmi di formazione per facilitare l’adozione di queste tecnologie, enfatizzando i benefici in termini di produttività e innovazione, mentre affrontano le preoccupazioni legate alla privacy dei dati e all’impatto sull’occupazione».

Come si sta sviluppando questa interazione?
«Le forme di intelligenza artificiale collaborativa stanno evolvendo rapidamente, spingendosi oltre i tradizionali sistemi di automazione. Emergono modelli di interazione più sofisticati, come i sistemi di augmented intelligence, che potenziano le capacità cognitive umane senza sostituirle, e le piattaforme di collective intelligence, che aggregano l’input di molteplici agenti umani e AI per risolvere problemi complessi. Inoltre, si stanno sviluppando interfacce uomo-macchina sempre più intuitive, basate su tecnologie come il natural language processing e la realtà aumentata, che rendono la collaborazione con l’intelligenza artificiale più naturale e accessibile a un pubblico più ampio».
Human-AI Teaming, cosa ci aspetta nel futuro
E come si evolverà in futuro?
«Il futuro di questa collaborazione richiederà lo sviluppo di nuove competenze da parte della forza lavoro. Oltre alle capacità tecniche necessarie per interagire con i sistemi AI, saranno cruciali le cosiddette soft skills, come il pensiero critico, la creatività e l’intelligenza emotiva, che rimarranno dominio umano. Si prevede l’emergere di nuovi ruoli professionali, come gli AI trainers e gli explainers, responsabili di addestrare e ottimizzare i sistemi AI e di interpretarne i risultati. Inoltre, la capacità di lavorare efficacemente in team ibridi uomo-intelligenza artificiale diventerà una competenza fondamentale in molti settori».

Quali potranno essere altri sviluppi?
«Uno dei più interessanti è l’emergere di modelli di interazione sempre più sofisticati. Per esempio, i sistemi di active learning permettono all’AI di identificare scenari in cui l’input umano è particolarmente prezioso. Questi possono adattarsi dinamicamente al livello di esperienza e alle preferenze dell’utente umano, personalizzando l’interazione per massimizzare l’efficienza e l’efficacia della collaborazione. Un altro approccio innovativo è rappresentato dagli human-autonomous teams, dove agenti AI autonomi collaborano con gli esseri umani in ambienti complessi e dinamici, come le operazioni di emergenza, ricerca e soccorso o l’esplorazione spaziale. Questi team ibridi devono affrontare sfide uniche in termini di coordinamento, comunicazione e adattabilità».
Le prospettive dell’innovazione
Quali altre prospettive sta esplorando la ricerca nel campo della collaborazione tra uomo e AI?
«Sono diversi altri i settori promettenti. Uno di questi è lo sviluppo di sistemi AI con capacità di Teoria della mente, in grado di comprendere e anticipare le intenzioni, le credenze e le emozioni degli esseri umani. Ciò potrebbe portare a interazioni più naturali e intuitive tra umani e intelligenza artificiale. Un’altra area di ricerca riguarda l’integrazione di tecnologie come la realtà estesa e la robotica. Queste tecnologie potrebbero creare ambienti di lavoro immersivi, dove umani e AI interagiscono in modo più diretto e intuitivo, superando le limitazioni delle interfacce tradizionali».
Cosa sta cambiando nelle aziende?
«Lo sviluppo di sistemi AI collaborativi sta influenzando profondamente le strutture organizzative e i processi decisionali nelle aziende. Si sta assistendo a un appiattimento delle gerarchie tradizionali, con l’intelligenza artificiale che assume ruoli di supporto decisionale a vari livelli dell’organizzazione. Questo porta a una democratizzazione dell’accesso alle informazioni e alle capacità analitiche, ma richiede anche una ridefinizione dei ruoli e delle responsabilità».

In che modo?
«I processi decisionali stanno evolvendo verso modelli più distribuiti e basati sui dati, dove l’AI fornisce analisi e previsioni, mentre gli esseri umani apportano intuizioni, esperienza e considerazioni etiche. Questa sinergia sta portando a decisioni più informate e tempestive, ma solleva anche questioni sulla trasparenza e sull’accountability delle decisioni assistite».
Chi guida lo sviluppo dell’AI nel mondo
Chi spinge la ricerca di nuove soluzioni?
«Soprattutto l’industria. In un anno, a livello internazionale sono stati prodotti privatamente 51 nuovi modelli di machine learning degni di nota, mentre il mondo accademico ne ha realizzati solo 15. Nello stesso periodo ci sono stati anche 21 modelli notevoli frutto di collaborazioni tra industria e università. Non solo. Le tecnologie all’avanguardia diventano molto più costose rispetto ad alcuni anni fa. Secondo le stime dell’AI Index – realizzato ogni anno dalla Stanford University –, le spese per l’addestramento dei modelli AI più avanzati hanno raggiunto livelli senza precedenti. Per esempio, Gpt-4 di OpenAI ha utilizzato un valore stimato di 78 milioni di dollari per il calcolo, mentre Gemini Ultra di Google è costato 191 milioni di dollari».
E tra i vari Paesi?
«In questo settore gli Stati Uniti superano Cina, Unione Europea e Regno Unito; sono la principale fonte di modelli AI di grande rilevanza scientifica ed economica. In un anno, 61 modelli AI di rilevanza internazionale hanno avuto origine da aziende o centri di ricerca statunitensi, superando di gran lunga i 21 dell’Unione Europea e i 15 della Cina. L’Italia stenta ancora a comparire in queste classifiche».
Gli altri passi da compiere
Cosa manca ancora per un ulteriore sviluppo?
«Valutazioni robuste e standardizzate per l’etica degli approcci di intelligenza artificiale. Le nuove ricerche riportate nell’AI Index rivelano una rilevante mancanza di adesione a una visione di Responsible AI (la cosiddetta AI responsabile), che ancora fatica a emergere sia nell’industria sia nella ricerca. I principali sviluppatori, tra cui OpenAI, Google e Anthropic, testano i loro modelli su benchmark diversi, complicando gli sforzi per confrontare sistematicamente i rischi e le limitazioni dei principali modelli AI».
Qual è la tendenza, per quanto riguarda gli investimenti?
«Sono aumentati notevolmente per la GenAI, quasi otto volte dal 2022, superando i 25 miliardi di dollari a livello globale. I principali attori nel campo dell’AI generativa, tra cui OpenAI, Anthropic, Hugging Face e Inflection, hanno riportato raccolte di fondi da record, con cifre quasi mai viste nella storia della tecnologia».
Rischi da affrontare, nodi da sciogliere
Tutto ciò evolve, ma con quali rischi?
«La collaborazione tra l’uomo e l’AI pone importanti riflessioni etiche e sociali che richiedono un’attenta considerazione. Due delle principali preoccupazioni riguardano l’equità e l’inclusività di questi sistemi collaborativi. C’è il rischio che l’intelligenza artificiale possa amplificare i bias esistenti o creare nuove forme di discriminazione, soprattutto se i dati di training non sono sufficientemente diversificati o se gli algoritmi non sono progettati con attenzione alla fairness. Un’altra sfida importante è quella relativa alla privacy e alla sicurezza dei dati. La collaborazione stretta tra umani e intelligenza artificiale spesso richiede la condivisione di grandi quantità di informazioni personali e sensibili. È essenziale sviluppare robusti meccanismi di protezione dei dati e garantire la trasparenza su come questi vengono utilizzati e condivisi. Le mie preoccupazioni maggiori restano la conoscenza e la consapevolezza di questo mondo. L’epoca dell’intelligenza artificiale è appena iniziata». ©
Articolo tratto dal numero del 15 marzo 2025 de Il Bollettino. Abbonati!
📸 Credits: Canva